SOPHIA ANTISSO E CREMIN: UN RAPPORTO ESCLUSIVO – FISE VENETO

SOPHIA ANTISSO E CREMIN: UN RAPPORTO ESCLUSIVO

2019.12.06 – È nata il 14 settembre 2002. In Germania – da mamma tedesca e papà italiano – dove ha vissuto i primi sei anni della sua vita: quindi parla perfettamente entrambe le lingue, tedesco e italiano. Ora vive con la sua famiglia a Cornuda, in provincia di Treviso, e monta a cavallo al Centro Equestre Il Casale, a Musano di Trevignano (Treviso), allieva di Judith Ann Beeson.

Sophia Angelina Antisso è una giovane amazzone che ha portato a termine una stagione entusiasmante nella specialità del completo. È innamorata di quello che fa, e soprattutto è innamorata del suo cavallo, Captain Cremin, il primo cavallo della sua vita.«Ho cominciato a montare a 7 anni. In realtà è stato molto casuale: il giorno del mio settimo compleanno i miei genitori mi hanno portato al Casale dove ho fatto il mio primo… giretto sul pony».

Quindi è scoccata la classica scintilla?
«Sì. E per cinque anni ho montato i pony della scuola. Poi ho conosciuto Judith, circa quattro anni fa: lei mi ha fatto scoprire un mondo, nel senso che io prima di quel momento non sapevo nemmeno che il completo esistesse… Judith mi ha spiegato, mi ha raccontato».

E cosa è successo?
«Ho preso a mezza fida un pony che ho tenuto nove mesi con il quale ho fatto le mie prime gare a invito. Poi sono passata a Captain Cremin, il mio cavallo».

Come lo ha trovato, il suo cavallo?
«Grazie alla mia istruttrice. Judith era in contatto con Elisabetta Moranzoni: siamo andate a provarlo da lei a Milano e mi è piaciuto immediatamente, al primo istante. Con lui ho fatto le mie prime categorie 1 fino ad arrivare quest’anno al nostro primo due stelle».

Cosa le piace di più del completo?
«Il completo… Beh, la cosa più emozionante ovviamente è il cross. È una scarica di adrenalina molto forte. Saltare con il proprio cavallo negli spazi aperti, in mezzo alla natura… è bellissimo».

È anche un momento di grande complicità tra cavallo e cavaliere…
«Ah sì, certo, eccome. Per questo è meraviglioso: bisogna avere un rapporto molto forte e intenso con il proprio cavallo. Se manca la fiducia di uno dei due nell’altro è difficile far andare bene le cose, non si riescono a superare tutte le difficoltà che un cross propone. Credo che questo aspetto sia decisivo più di quanto accada nelle gare di salto ostacoli».

I suoi genitori la seguono molto nella sua passione?
«Mia mamma tantissimo. Noi abbiamo il trailer quindi lei guida la macchina, viene sempre con me, mi aiuta tantissimo in tutti i momenti in cui può rendersi utile. Mio papà invece è un po’ più impressionabile, quindi lui per stare tranquillo preferisce andare a vedere mio fratello che gioca a calcio… ».

Quale è stata la sua gara più bella, quella che ricorda con più piacere?
«Mmmh, domanda difficile… Direi quella che ho fatto ai Pratoni del Vivaro in giugno perché è stata la prima internazionale, mi sono classificata all’8° posto e al 3° nel Trofeo Allievi Emergenti. Mi è piaciuto molto, anche perché mi sono così resa conto della differenza che c’è rispetto a una gara nazionale, intendo proprio sotto il profilo dell’atmosfera e dell’organizzazione, oltre che dell’impegno agonistico».

Dopo tutte le soddisfazioni del 2019, quali sono i suoi obiettivi per il 2020?
«Mi piacerebbe molto provare a qualificarmi per il Campionato d’Europa juniores, sarebbe bello provarci… e ancora più bello riuscirci!».

Parlavamo del rapporto tra cavallo e cavaliere… Lei quindi ha un’intesa forte con Captain Cremin, anche in momenti diversi dalla gara?
«Abbiamo un rapporto molto profondo. Anche se lui in effetti non è molto affettuoso, in apparenza: dà l’idea di essere non dico cattivo, ma certamente poco disponibile… spesso tira indietro le orecchie… In realtà non è così, lui cerca sempre le attenzioni altrui, e poi in tanti mi hanno detto che se io sto via qualche giorno si vede che lui non è il solito Cremin, si vede che ha lo sguardo triste, che se ne sta in un angolino… almeno, questo è quello che mi viene detto!».

Beh, se glielo dicono… è bello crederci.
«Sì, esatto: e infatti io ci credo!».

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