L’AURORA DI AURORA BORTOLAZZI – FISE VENETO

L’AURORA DI AURORA BORTOLAZZI

di Umberto Martuscelli per Fiseveneto.com

2019.07.01 – Aurora Bortolazzi ha un fisico leggero ed elegante: proprio come la sua equitazione. Veste la divisa dell’Aeronautica Militare: fa dunque parte di una fortissima squadra agonistica. Dal 13 al 16 giugno Aurora Bortolazzi ha affrontato a Bojourishte (in Bulgaria) il primo Csio della sua vita, ottenendo in Gran Premio un bellissimo 4° posto su Clintissima van Spalbeek Z: e tra qualche giorno in Finlandia (4-7 luglio) nel suo secondo Csio probabilmente affronterà la prima Coppa delle Nazioni della sua vita… Sono quindi giorni importanti e particolari per lei, questi…
«Quello in Bulgaria è stato in assoluto il mio primo Csio, perché nemmeno da juniores e da young rider ne ho mai fatto uno… ».

Un po’ di emozione?
«Prima di partire sì, un po’ di emozione c’è stata, ma poi una volta lì si è creato un clima talmente bello e talmente forte tra noi della squadra che l’ho vissuta benissimo, totalmente a mio agio, non ho più sentito emozione né niente, solo grande piacere per la condivisione di questa esperienza con i miei compagni».

In Gran Premio lei ha fatto una prestazione magnifica!
«Sì… diciamo che se non ci fosse stato l’errore in seconda manche il risultato sarebbe stato perfino migliore, ma pazienza… (chiudendo a zero la nostra amazzone avrebbe conquistato il 2° posto alle spalle del vincitore, Giovanni Consorti su Garezzo: un GP molto azzurro… n.d.r.)».

Adesso ci sarà la Finlandia dal 4 al 7 luglio.
«Sì, io parto martedì, il 2».

Dove probabilmente affronterà la prima Coppa delle Nazioni della sua vita…
«Teoricamente sì, ma con i cavalli mai dire mai… Comunque anche in questo caso un po’ di emozione la sento… ».

A proposito di cavalli…
«Nicole e Clintissima van Spalbeek Z sono arrivate a novembre dell’anno scorso. Nicole come cavalla numero uno, Clintissima come cavalla da portare avanti e far crescere al meglio: ha dieci anni ma fino a quel momento aveva fatto solo una gara veramente grossa nella sua vita».

Però poi i piani si sono scombinati!
«Sì, perché Nicole stava facendo molto bene ma ha avuto un piccolo infortunio dunque si è dovuta fermare. Così c’è stata in un certo senso la… scoperta di Clintissima. Avevamo detto: la prendiamo insieme a Nicole, la portiamo avanti con calma e vediamo… In realtà Clintissima si è subito messa in luce, e ha fatto una prestazione magnifica nel Gran Premio del Talent Show a Busto Arsizio, una gara davvero grossa. È stato lì che il tecnico federale Marco Porro mi ha detto che gli sarebbe piaciuto vedere la cavalla e provarla in Bulgaria. E anche in Bulgaria la cavalla ha saltato benissimo. Io confidavo molto in lei, ma non pensavo che sarebbe successo tutto così rapidamente! Quanto a Nicole, beh… spero che possa far parlare presto di sé. Io penso di non aver mai montato un cavallo del genere, una cavalla di un’intelligenza fuori dal normale».

I cavalli che lei monta sono di sua proprietà?
«No, sono tutti di Pierluigi Castello e di sua moglie. La scuderia è al Circolo Ippico Moira, a Verona».

Attraverso quali passaggi si è svolta la sua formazione di amazzone?
«Io ho sempre montato con Oscar Baldo per non ricordo più quanto tempo, sedici o diciassette anni… Dopo la sua scomparsa ho fatto da sola, non volevo più nessuno, la morte di Oscar è stato un colpo durissimo ovviamente. Ma poi ho incontrato Sante Bertolla e mi sono trovata talmente bene che dallo scorso novembre lavoro con lui».

Un tecnico eccellente e di grande esperienza, in effetti.
«Lavoro benissimo con Sante Bertolla perché lui vuole una monta semplice, naturale, leggera, fine, proprio come piace a me… ».

Sì, lei ha un modo di montare molto elegante e leggero…
«Secondo me nel montare a cavallo ‘less is more’, come si suol dire… Bisogna cercare la semplicità e da questo punto di vista la posizione in sella è tutto, è veramente tutto: è la posizione in sella che dà il giusto equilibrio, che porta i cavalli a saltare meglio, secondo me è un aspetto veramente importante. Io lavoro molto su me stessa in questa prospettiva».

Quando e come ha iniziato a montare a cavallo?
«In famiglia nessuno aveva la passione per questo sport.  Mia mamma in effetti adora tutti gli animali, cavalli compresi, ma aveva una grande paura che io montassi. E da mamma iperprotettiva quale è ha deciso di montare a cavallo prima lei per verificare che non fosse qualcosa per cui la sua povera bimba rischiasse la vita… ! Però ha iniziato con la monta americana… Finalmente a sei anni ho potuto cominciare anche io. La cosa strana è che fin da piccolina continuavo a tallonare mio padre quando tagliava l’erba in giardino: io raccoglievo l’erba, la mettevo sotto un albero e dicevo “Papà, pony… !”. Non si sa perché… evidentemente è una cosa innata. Quando mi regalavano una Barbie io la prendevo, le staccavo la testa e la mettevo su un cavallino giocattolo… ».

Dove ha cominciato a montare?
«Ho iniziato in un maneggino a Sona, vicino a Verona, e poi da lì è cominciato tutto… Ho conosciuto Oscar molto presto, e a 12 anni ho cominciato a montare con lui».

Se dovesse ricordare un momento particolare della sua carriera agonistica qual è l’immagine più forte che le viene in mente?
«Il Campionato d’Italia militare che abbiamo vinto a Cattolica. Due settimane dopo la morte di Oscar. Devo dire grazie con tutto il cuore a Stefano Nogara e all’Aeronautica Militare perché io ero talmente traumatizzata che non volevo più montare a cavallo… Invece loro, Stefano, l’Aeronautica e anche Filippo Moyersoen mi hanno aiutato tantissimo, mi hanno sostenuto, mi hanno convinto… Il campionato poi è andato bene, ma per me quello è stato un momento davvero terribile. Poi un altro momento importante è stato il primo Gran Premio di Veron, chiuso senza errori, a Cervia. Veron è il cavallo di Oscar, comperato dall’ingegner Castello quando aveva tre anni e se lo stava crescendo Oscar, anno dopo anno e concorso dopo concorso… quindi per me Veron ha un valore affettivo enorme».

Cosa vuol dire per lei montare vestendo la divisa dell’Aeronautica Militare?
«Si potrebbe pensare a una cosa di pura forma: uno indossa una divisa e stop. Invece no. Il sostegno che ho ricevuto dall’Aeronautica nel corso degli anni e il rapporto umano che ho vissuto nell’Aeronautica nel corso degli anni sono stati fondamentali. Tutta la squadra dell’Aeronautica… ogni volta che ho avuto qualche problema loro sono stati i primi a darmi una mano per aiutarmi a risolverlo. Per me indossare questa uniforme è un grandissimo onore, e spero di poter portare qualche buon risultato in futuro per ripagare la fiducia che è stata riposta fino a oggi in me, che non è certo cosa da poco. Appartenere a una squadra del genere per me è fondamentale».

Programmi a più lungo termine?
«Qualche idea ce l’ho… Subito dopo la Finlandia dovrei riportare a casa Nicole che adesso è in un centro di riabilitazione a Novara, e dovrei ricominciare con lei, quindi i programmi dipendono anche da come starà la cavalla, dai tempi che le saranno necessari per riprendere la forma e la condizione. E poi, beh… sono consapevole che molto dipenderà da come vanno le cose in Finlandia. Quello per me sarà un punto di partenza molto importante… ».

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