GIORGIO PROIETTI, UNA PARIGLIA DI VITA – FISE VENETO

GIORGIO PROIETTI, UNA PARIGLIA DI VITA

di Umberto Martuscelli per Fiseveneto.com

2019.09.19 – La sua è una vita che probabilmente qualunque persona non amante dei cavalli e dello sport equestre definirebbe massacrante. Ma lui, Giorgio Proietti, 49 anni, minimizza…
«Io faccio l’autotrasportatore di professione… poi siamo anche artigiani nel commercio, ricicliamo gli scarti delle occhialerie, qui su da noi ce ne sono tante infatti. Comunque la mia giornata è abbastanza lunga: io mi alzo alle due del mattino e parto con il camion, cerco di finire prima che posso e di solito verso le tre del pomeriggio riesco a dedicarmi ai cavalli».

Un ritmo non proprio… riposante!
«Eh sì, però se si vuole combinare qualcosa di buono bisogna fare dei sacrifici… Per fortuna c’è mia moglie che… ».

Alt, fermiamoci un attimo e partiamo dalla fine. Lei è reduce dal Campionato del Mondo di attacchi in pariglie a Drebkau, in Germania.
«Sì, il mio primo Campionato del Mondo».

E come è andata?
«Beh, devo dire che sono abbastanza contento, calcolando che era la mia prima volta».

È stata una bella esperienza?
«Molto bella: mi è servita tantissimo per rendermi conto che a quel livello è proprio un altro mondo, sia per i cavalli sia per il pubblico sia per l’atmosfera generale. Per arrivare lì bisogna qualificarsi, e io nelle qualificazioni ho sempre avuto buoni risultati: ma poi lì ho trovato proprio un altro livello… Sono tutti super professionisti… davvero, una cosa pazzesca, una qualità pazzesca!».

Come si è classificato alla fine?
«Mi sono piazzato circa a metà classifica, intorno al 50° posto su novanta partecipanti, ma sono soddisfatto visto che è stato il mio esordio in un mondiale. In realtà come sempre a cose fatte si scopre che sarebbe stato possibile fare anche meglio, ma tutti mi hanno detto che devo ritenermi molto contento di questo risultato… Speriamo di migliorare la prossima volta».

Novanta pariglie… ?
«Eh sì, tantissime, sì, forse un record credo. C’erano di sicuro delle squadre che negli anni scorsi non si erano mai viste, ho sentito che gli organizzatori erano molto contenti di questo. Noi con la squadra a un certo punto eravamo al 5° posto, ma poi due equipaggi sono stati squalificati e così siamo rimasti solo in due, quindi niente da fare… ».

La passione per gli attacchi come le è venuta?
«Noi abbiamo sempre avuto in casa cavalli e carrozze, fin dai tempi di mio nonno e poi di mio padre. Mio padre a Calalzo aveva un rifugio e usava la slitta e le carrozze. Ma l’impegno sportivo per me è cominciato solo una ventina d’anni fa».

Però voi non state in un luogo molto adatto…
«Eh sì, infatti… Noi abitiamo a Calalzo di Cadore, un posto non proprio adatto alle carrozze: tutti quelli che vengono qua mi dicono che siamo bravi a resistere. In effetti in montagna è difficile trovare posti adeguati per allenarsi, ci sono parecchi dislivelli».

E quindi lei come fa?
«Dieci anni fa circa il comune mi aveva prestato un campetto sportivo che si poteva usare in determinate ore e lì ho cominciato. Poi mi sono fatto io un piano che non è enorme, diciamo 75×40: mi serve per il dressage e per i coni. E poi per fare fiato lunghe passeggiate in paese verso la ciclabile, si gira qui intorno… bisogna un po’ adattarsi».

Avete una scuderia a casa, quindi.
«Sì, una scuderia di montagna, tutta in legno, ci arrangiamo in qualche modo».

Lei e sua moglie…
«Sì, anche lei appassionata di cavalli. Lei è di Auronzo, i suoi nonni e bisnonni facevano servizio con i cavalli e con le carrozze alle Tre Cime di Lavaredo. Quando ci siamo sposati lei faceva salto ostacoli. Vent’anni fa, quando è nato il nostro primo figlio, ci siamo dati agli attacchi: ma l’impegno a questi livelli agonistici è cosa di cinque anni fa».

Anche i vostri figli hanno la passione per i cavalli e gli attacchi?
«Purtroppo no. Facciamo tutto mia moglie e io. Io guido e lei a bordo fa il groom che ha un ruolo fondamentale soprattutto nella maratona quando c’è bisogno di bilanciare la carrozza, che altrimenti si ribalta… Poi lei segue anche i cavalli in scuderia, fa la toelettatura, le trecce… Come dicevo prima, per fortuna c’è lei che mi aiuta».

Beh, è una bellissima forma di condivisione.
«Dicono tutti che siamo fortunati ad avere la stessa passione. Poi se non ci fosse mia moglie dovrei trovare un groom, pagarlo… no, no, io lo faccio perché c’è mia moglie e perché lo possiamo fare insieme».

In ogni caso è pur sempre un bell’impegno.
«Eh sì, molto. Perché per cercare di stare a quei livelli intanto bisogna allenare i tre cavalli tutti i giorni. Noi di solito attacchiamo la pariglia e poi un singolo. Oppure li montiamo e li ginnastichiamo anche a sella. Ogni giorno bisogno lavorare, insomma. Tre cavalli, perché c’è sempre bisogno di una riserva».

E adesso, i prossimi obiettivi?
«Prima di tutto il Campionato d’Italia in ottobre a Caravino, vicino a Ivrea. E poi mi piacerebbe tornare a fare un Campionato del Mondo, il prossimo direi, che sarà in Olanda. Nel 2020 voglio fare la gara di Windsor in Gran Bretagna, e prendermi una qualifica… perché il mondiale è ogni due anni e bisogna fare una qualifica l’anno prima e una nell’anno del mondiale. Perciò l’anno prossimo voglio fare una qualifica, e poi l’anno seguente vedere di fare due o tre internazionali, quello che riesco, cercando di migliorare i miei cavalli».

L’idea di darsi al tiro a quattro?
«Sicuramente lo proverò, ma prima voglio fare dei buoni risultati con la pariglia. Ma sicuramente il tiro a quattro lo farò. Di certo».

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