Equitazione Paralimpica – FISE VENETO

Equitazione Paralimpica

Equitazione paralimpica

L’equitazione, unico sport che è fatto con un animale vivente, il cavallo, è praticata da tempo in Italia e nel mondo intero da disabili fisici, sensoriali e intellettivi. Il cavallo può diventare un amico con cui interagire, può “prestare” la sua vista al non vedente che ha in sella, o gli arti per consentire a un disabile di muoversi senza carrozzina. Il cavallo è anche l'elemento essenziale nell’ippoterapia e nella rieducazione equestre: in questi ambiti lo scopo è migliorare il potenziale residuo del soggetto.
Quando però il disabile da più o meno passivo ha il controllo del cavallo ed esegue gesti motori specifici e codificati dell’equitazione, siamo invece nello sport equestre.
Se la finalità non è quindi il recupero o la modifica della patologia, ma il miglioramento della performance sportiva, ecco che l’attività da terapeutica diventa sportiva: con benefici non solamente fisici (cardiocircolatori, del tono muscolare e così via), ma anche attinenti alla sfera cognitiva e socio-relazionale dati in primo luogo dal contatto con il cavallo.

Lo sport può iniziare come punto di arrivo di un percorso terapeutico, ma non necessariamente. Qualsiasi disabile che abbia stabilizzato il suo livello di ricupero può infatti iniziare la pratica sportiva dell’equitazione, o può riprendere a praticarla per esempio dopo un trauma invalidante. Sono rare le controindicazioni mediche. Ci sono per esempio cavalieri cerebrolesi, paraplegici, amputati, con sclerosi multipla, e nel campo delle menomazioni visive ipovedenti e non vedenti totali; inoltre, disabili intellettivi e relazionali (D.I.R.).

Quando il cavaliere disabile vuole cimentarsi con l’agonismo la disciplina prescelta è il dressage, la più praticata nel mondo (sono 39 le nazioni in cui è attivata; sono attivati e regolamentati dalla FEI Paraequestrian anche gli attacchi ): è a basso rischio e compatibile con diversi tipi di menomazioni, e permette performance tecniche di alto livello con il partner cavallo. Per permettere ai disabili di ogni tipo di competere in condizioni di uguaglianza tra loro essi vengono classificati in diversi profili funzionali specifici per l’equitazione da classificatori del CIP (Comitato Italiano Paralimpico).
Il cavaliere disabile è quindi considerato di un certo “Grado” e gareggerà nei test di quel Grado (da 1 a 4), di difficoltà crescente, inoltre, sono consentiti vari adattamenti (bardatura, assetto…) e ausili speciali (uso della voce, doppia frusta, assistenti che segnalano le lettere nel rettangolo ai cavalieri non vedenti..).
Le gare, dalle sociali ai Campionati italiani, si svolgono nel rettangolo regolamentare di dressage(metri 20×40), sono giudicate da giudici FISE e supervisionate da un Ispettore tecnico Cip.

L’equitazione per i disabili intellettivi e relazionali (D.I.R.)
L’attività sia promozionale che d’iniziazione allo sport equestre per i cavalieri D.I.R. è gestita dalla FISDIR, federazione sportiva affiliata al C.I.P. con la quale la FISE ha dal 2009 un protocollo d’intesa. Comprende prove di dressage alle tre andature ma s’incentra sulle gimkane, inizialmente al passo. L’equitazione è vissuta come un momento sportivo di aggregazione in un ambiente non medicalizzato. I cavalieri D.I.R.. concorrono in categorie diverse a seconda delle capacità tecniche man mano raggiunte. Le gare si svolgono con le stesse modalità organizzative dei cavalieri disabili fisici e sensoriali, ma sono diverse e hanno un circuito che culmina nei Campionati assoluti annuali.

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